Come trattare i capezzoli introflessi

I capezzoli introflessi sono molto comuni tra le donne, e possono diventare origine di problemi fisici e psichici per la persona che soffre di tale caratteristica. Esistono diversi gradi di inversione del capezzolo, divisi in tre livelli di gravità. Cerchiamo di elencarli in maniera breve e sintetica, offrendo in tal modo una rapida panoramica di tale scenario, e le strade per poter risolvere gli inestetismi che ne derivano.

Nella fase I i capezzoli possono apparire invertiti in fase di riposo, ma i capezzoli fuoriescono con il freddo o la stimolazione. Nella fase II, invece, i capezzoli introflessi sono a riposo, e possono invertirsi o proiettarsi in seguito alla trazione manuale. Infine, nella fase III i capezzoli rimangono sempre invertiti e non fuoriescono mai.

Il capezzolo introflesso può riguardare un unico capezzolo (inversione del capezzolo unilaterale) o entrambi i capezzoli (inversione capezzolo bilaterale). Il grado di introversione può essere uguale su entrambi i lati (inversione simmetrica del capezzolo) o spesso può differire da un lato all’altro (inversione asimmetrica del capezzolo). Solitamente, i capezzoli introversi sono di natura congenita.

A volte i capezzoli invertiti possono essere corretti con dei trattamenti non chirurgici. In questo caso, si tenta di promuovere la trazione e la fuoriuscita dei capezzoli mediante diverse tecniche (l’allattamento al seno è il metodo più naturale). Per ricreare l’effetto di un lattante che ciuccia al seno, si usa un dispositivo che genera una pressione negativa di aspirazione o Niplette, dimostratosi efficace nel correggere i capezzoli invertiti in alcuni casi. La maggior parte dei capezzoli invertiti sono morbidi, quindi è probabile che riescano a rispondere ai trattamenti non chirurgici.

Tuttavia, ci sono una serie di interventi chirurgici per la correzione dei capezzoli invertiti, necessari quando i trattamenti alternativi non funzionano. Storicamente, le incisioni sono fatte sulla regione del capezzolo e dell’areola e dei lembi di tessuto venivano ricreati per correggere i capezzoli invertiti. Oppure, veniva aperta l’areola e si procedeva all’inversione del capezzolo con la divisione di tessuti e delle suture interne. Più recentemente, procedure minimamente invasive e praticamente in grado di eliminare le cicatrici, vengono utilizzate per correggere i capezzoli invertiti, una di esse è la divisione dei condotti di latte. L’intervento viene di solito eseguito in anestesia locale.