Rischi trombosi per pazienti chirurgia plastica

I pazienti che si sottopongono a interventi di chirurgia plastica o ricostruttiva dovrebbero ricevere adeguate informazioni circa tutte le possibili complicazioni incontrabili nel post – intervento.

Un’adeguata informazione pre-operatoria è di fatti la regola basilare per una corretta trasparenza nel rapporto tra paziente e chirurgo, soprattutto se si pensa che alcune delle complicazioni e dei rischi derivanti da interventi di chirurgia plastica possono generare pregiudizi molto evidenti.

Secondo quanto recentemente affermato da i ricercatori della University of Michigan Medical School, ad esempio, tra coloro che scelgono di sottoporsi a interventi di chirurgia plastica, 1 paziente su 9 sarebbe a rischio di sviluppo di coaguli nel sangue, se – in sede post operatoria – non vengono somministrate adeguate dosi di anti coagulanti.

Lo studio ha valutato il modello di rischio basandosi sul sistema di valutazione Caprini, uno strumento di misura standard utilizzato per valutare la probabilità che un paziente possa sviluppare pericolosi coaguli nelle vene profonde delle gambe o dei polmoni dopo l’intervento chirurgico. “I nostri dati dimostrano che il modello di Risk Assessment Caprini è un utile e efficace strumento per predire la probabilità che un paziente possa sviluppare tromboembolismo venoso (TEV) dopo un intervento di chirurgia plastica” – ha affermato il dottor Christopher J. Pannucci, autore principale dello studio, per poi ricordare come – “Abbiamo scoperto che più alto è il punteggio Caprini di un paziente, più è probabile che il paziente vada a sviluppare coaguli di sangue dopo un intervento chirurgico. Abbiamo anche trovato che i pazienti con i punteggi più alti erano a rischio sproporzionatamente maggiore di sviluppare coaguli se non trattati con farmaci anticoagulanti somministrati entro 60 giorni dall’intervento chirurgico”.

Per lo studio, i ricercatori hanno esaminato i dati delle cartelle cliniche di 1.126 pazienti sottoposti a chirurgia plastica o ricostruttiva. Lo studio è stato pubblicato sul numero di novembre dell’American College of Surgeons.